L’importanza di esser Ardemagni

03.11.2019 18:00 di Massimo Virgili   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
L’importanza di esser Ardemagni

Il personaggio: Milano, 26 Marzo 1987. Capocannoniere in attività della serie B di tutti i tempi con oltre 100 gol. Maglia numero 32. Capitano dell’Ascoli Calcio. Fisico robotico, tutto muscoli e nervi. Ciuffo biondo alla Super Sayan (Dragon Ball), occhi ghiaccio tipici dei non morti Oltre Barriera (Trono di Spade), orecchini e tatuaggi alla Maori/divo di Ibiza. Caratteri particolari: sorriso, determinazione, umiltà.

L’importanza di esser Ardemagni in campo: attacca perché è il suo mestiere. Difende e recupera per dare una mano al mestiere degli altri. D’altra parte è il capitano di una squadra di tutti. Svetta nella propria area, si scontra, e si tinge mezza faccia di rosso sangue. Cerotto e fasciatura. Passano pochi istanti e chiama già la palla in profondità, passano altri attimi ed è in volo in rovesciata per tentare il gol d’antologia del calcio. Esce più tardi stremato, esce da guerriero, esce da capitano e uomo vero. Senza di lui in campo i cervelli dei compagni si smaterializzano, la squadra perde la sua identità, e i suoi compagni tornano a fare i bambini dell’asilo che fanno casino (cit. Vasco Rossi).

L’importanza di esser Ardemagni davanti alla stampa: perché tutti aspettano il suo parere, ciò che ne pensa il capitano. Si presenta col sorriso a sdrammatizzare, ma non sorvola, non può sorvolare su chi sbaglia ai danni della squadra. Poche parole, ma che mettono tranquillità, che cercano di spegnere il fuoco anziché avvamparlo. È come quel dolce, che cancella una cena di mer…

L’importanza di esser Ardemagni nella vita: perché nonostante l’età avanza e gli acciacchi si fanno più frequenti in campo getta anima e testa. Perché insegue il successo di squadra e non il suo soltanto. Perché Di Tacchio gli spezza un braccio, e pochi giorni dopo si presenta al Del Duca con fasciatura, occhiali da sole, e un sorriso stellare. Va sotto la curva e sembra dire- “Non importa, tornerò più forte di prima! Voi state tranquilli! A presto.” Questa non è strafottenza, questo non è credere esclusivamente nel proprio ego. Questa è positività, sana positività, quel sorriso che contagia e ti scalda.

Forza Arde 32

Qualcuno scrisse che il pronome personale IO non fosse altro che l’abbreviazione della parola Dio. In campo non vogliamo 11 IO ma un unico NOI. L’Ascoli è di tutti e per tutti. Lo sa Dio, lo sa Costantino che lo ha creato. Quindi NOI vogliano 11 o più calciatori, ma un’unica squadra. Ardemagni docet.