Difficile in un momento come questo pensare al calcio o ipotizzare come finirà questo tormentato campionato che vede il Picchio sul filo del rasoio. È difficile, già, ma nessuno può toglierci di ricordare quanto sono belle quelle settimane e quei week end in cui quel pallone che rotola, calciato da maglie bianconere, allieta, fa gioire e anima gran parte di una città e un territorio.

Quanto manca stare al bar tra i vecchietti che tra una scopa e un tre e sette, prendevano una pagina del Corriere Adriatico e dicevano tra un’imprecazione mandata al compagno di carte che sbaglia la giocata, e all’avversario che l’azzecca: li giocatori dell’Ascule è tutti pestamentucce. Quanto manca vedere babbo e bimbo tenersi per mano e percorrere il ponte che porta alla Sud, quanto manca stare allo stadio con quella sciarpa attorno al collo, quanto manca stare stretti uno all’altro a braccia tese. Quanto manca abbracciarsi, anche se non ci conosciamo tutti, a quel goal che ci trema nel petto. Quanto manca ai tifosi bianconeri che sono fuori dal Piceno farsi tutti quei chilometri per passione e per fede.

E invece siamo tutti a casa. Chi lavora, chi studia on line, chi si riposa, chi legge, chi guarda le serie in streaming e chi si perde nei social (ah beato e impestato internet). A casa, non si sta male. Noi lo sappiamo. Noi ci ricordiamo di quell’agosto 2016, quando la casa tremò. C’è chi la persa. E perciò in giorni come questi la ama ancora di più.

La casa dei tifosi ascolani (restrizioni permettendo) perderà uno dei suoi pezzi portanti a breve. La Sud ci lascerà per sempre, probabilmente, senza cerimonie ultras e cortei fumosi e colorati. La casa in fondo è tutto. È l’investimento più grande, più sudato, perché è il luogo che protegge e dove vive la famiglia. Cosi è lo stadio, che altro non è che la casa della passione dei tifosi.

Siamo tutti positivi al COVID1898, tutti contagiati da tempo. I sintomi più diffusi nel 2020 sono le incazzature e i mancati vaccini verso calciatori, o meglio finti calciatori che bivaccano al Del Duca. Eppur l’Ascoli Calcio “è quella malattia che quando ti si attacca non va più via.” Ci sono malattie che non hanno una cura, e speriamo che nella partita con queste malattie, la ricerca faccia goal a valanga, per vincerle ed eliminarle. Ci sono poi altre “malattie” incurabili, quelle di Rozzi, per esempio, che sono particolari perché non si guarisce da loro, ma fanno star bene.

Per ora, restiamo in sala d’attesa, magari in quarantena. Restiamo a casa, nel frattempo che la vita ci riapra l’altra. Purtroppo noi del COVID1898 ce ne abbiamo due di case.

Distanti ma uniti. Siamo stati d’esempio negli anni passati per drammi che venivano dal centro della Terra, e che ci stiamo quasi curando da soli. Il virus invece viaggia meschino per aria, e anche se stavolta, siamo al sicuro a casa nostra, cerchiamo di esser ancora una volta solidali verso noi e gli altri. Doniamo aiuto a quelle strutture come gli ospedali, centri di ricerca e laboratori. Perché quelle sono le case del presente ma anche del futuro. In poche parole della Speranza, che in fondo, andrà tutto bene.

(C)hi (O)sa (V)ince – (I)nsieme (D)ifendiamoci 1898

Italia Forza!

Sezione: Copertina / Data: Gio 12 marzo 2020 alle 18:01
Autore: Massimo Virgili
Vedi letture
Print