Bernardino Passeri, presidente dell'Ascoli, appena promosso dalla C alla B, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, condividendo le emozioni e le sfide della stagione di successo.
Presidente, viene facile chiederle come sta. Si è ripreso da quella botta di adrenalina di domenica? A qualche ora di distanza, quali sono le emozioni e le sensazioni che sta vivendo?
"Guardi, esattamente come dice lei: oggi è il primo giorno in cui provo a elaborare tutta questa energia positiva che si è creata. Sono in campagna e sto cercando di riportarla sul campo. Ascoli crea delle forze e delle energie che non sono paragonabili a nessun altro posto. Siamo pronti a ripartire".
Un impatto positivo come il suo e quello della sua famiglia in una squadra di calcio non si vedeva da tanto tempo. Siete arrivati formalmente un anno fa e avete subito portato a casa un risultato straordinario. A mente fredda, quali sono i capisaldi, gli ingredienti fondamentali di questo capolavoro?
"Si basa su principi semplicissimi. Siamo partiti dal fatto che il calcio è uno sport e abbiamo ricostruito tutto dalle basi: dignità, onestà e passione. Da lì è venuto tutto il resto. Abbiamo lavorato con serenità, cercando ragazzi che incarnassero questi valori, e abbiamo trovato un allenatore e uno staff eccezionali. Questo è il segreto. Non ce ne sono altri".
C’è stato un momento preciso nella stagione, da neofita del mondo del calcio, in cui ha pensato “forse quest’anno può davvero succedere”?
"Sì, devo dire di sì. Subito dopo la fine del girone di andata i ragazzi erano molto concentrati ma anche arrabbiati, perché sentivano di aver ottenuto meno di quanto meritassimo. Da quel momento ho visto una crescita esponenziale, soprattutto nel carattere. È iniziata quella rincorsa strepitosa che ci ha portato fino alla pari con l’Arezzo. Potevamo persino vincere il campionato. Poi i playoff sono stati qualcosa di straordinario, forse ancora più belli del campionato stesso. Li abbiamo vissuti con grande intensità con tutta la società".
Adesso arriva probabilmente la parte più difficile: programmare la Serie B, un campionato molto equilibrato e competitivo. Direttore sportivo e allenatore resteranno?
"Assolutamente sì. Ci prendiamo due giorni di riposo e poi ci rimettiamo al lavoro tutti insieme. È una famiglia, non si scioglie. Siamo pronti a ripartire".
Lei ha parlato del calore di Ascoli, una delle piazze più appassionate d’Italia. Sul fronte infrastrutture, lo stadio Del Duca è pronto per la Serie B? State pensando a un progetto di ristrutturazione più ampio?
"Per la prossima stagione avremo già una nuova curva. Stiamo progettando la riqualificazione della Curva Nord e della Tribuna. Ieri mattina alle 9 il Sindaco mi ha chiamato e mi ha detto “scendi, prendiamoci un caffè, dobbiamo parlare”. Questo è lo spirito di Ascoli. Faremo uno stadio di nuova generazione, ma che rimanga la casa dei tifosi e dei cittadini. Ascoli e Ascoli Calcio sono la stessa cosa".
Dopo 12 mesi in Serie C, che idea si è fatto di questo campionato?
"Io la penso esattamente al contrario di come spesso viene raccontato. Secondo me il calcio italiano deve rinascere proprio dalla Serie C, dalla prima lega professionistica. Se non ripartiamo da lì, tutto il resto non ha fondamenta. È vero, ci sono troppe squadre e divari strutturali importanti, per questo serve una riforma seria. Non si può lasciare sulle spalle di 50-60 presidenti una categoria così delicata. Servono strumenti e una visione a medio-lungo termine. Il territorio conta tantissimo, e i numeri di pubblico che abbiamo visto lo dimostrano chiaramente".
Da appassionato, cosa la incuriosisce di più della Serie B?
"Per me che ho una certa età, pensare di giocare contro Palermo e Sampdoria, o al “Barbera” o al “Mapei”, mi fa un effetto particolare. È una splendida avventura. Faremo una partita alla volta, come quest’anno. Entriamo in campo per vincere, sempre. Poi tireremo le somme alla fine".
I tifosi le hanno già chiesto qualcosa di particolare per la Serie B?
"L’anno scorso mi avevano chiesto solo il ritorno del derby con la Sambenedettese dopo 40 anni. L’abbiamo vinto due volte, quindi sono stati contenti. Per il resto mi hanno chiesto dignità, di entrare in campo combattendo e di onorare la maglia. Nient’altro. I tifosi fanno parte della società, siamo un corpo unico".
Ultima domanda: c’è un volto che per lei rappresenta al meglio questa stagione straordinaria?
"Senza togliere nulla ai miei ragazzi, soprattutto a quelli che hanno giocato meno ma sono stati fondamentali quando entravano, devo dire che sono innamorato dei miei magazzinieri e dei miei cuochi. Sono i genitori di tutti i calciatori. Loro hanno un valore aggiunto enorme, come tutti i tifosi di Ascoli. Sono orgoglioso e fiero di questa città e di questa squadra".
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