8 mesi dopo here we are again. 8 mesi dopo quel funesto goal di Provedel con i guantoni al 95 esimo, ci siamo ancora. Senza la Curva Sud, senza l’altare sacro del nostro Tempio. Con mascherine e, senza striscioni e bandiere, presenti anche se con seggiolini sporchi dell’intemperie di fine stagione. Senza ultras, ma con famiglie e bimbi, seppur separati dai loro padri, per una normativa che è rigida come l’inverno e controsenso come il vento.

Con un Ninkovic e un Dionigi in meno, con un Sabiri e la scommessa Bertotto in più. Ma soprattutto con il solito entusiasmo quello di sempre, quello di quando è nato il Piceno. Di fronte a quella Reggiana che nel 2014, in quel torneo inutile dei play off, ci segnò all’ultimo respiro. Quella volta fu la giustizia del tribunale a salvarci, stavolta quella in campo. Grazie lo stesso parmigiano reggiano, con le olive fritte ci stai tutto, finisce sempre con il lieto fine (per noi). Senza scomodare la storia meno recente…

Senza i lanciacori, c’è improvvisazione tutta al caso. Ma cosa importa, c’è l’Ascoli in campo, a due passi da noi. Senza poter fumare o bere birra durante la partita, ma cosa importa, ci sono i tunnel di Sabiri di fronte i nostri occhi. Senza abbracci e follia da orgasmo post goal, ma cosa importa, c’è l’Ascoli che gioisce per noi.

Non importa l’amore è sempre bello, le cose belle che ci stanno a cuore hanno la loro importanza qualsiasi sia il loro sfondo. Peccato per lo speaker, senza quel – Fratelli bianconeri, riprendiamo la marcia verso la gloria .. E poi quanto era figo lo spelling spezzato del marcatore? E che costa dirlo 3 volte, dai su. Dopo Abdelhamid e Raid ci stavo tutto un bel Sa – bi – ri e Ba – jic spezzato a tutto gola.

Però il doppio ascolto pre partita e fine primo tempo di Vida Loca dei Black Eyed Peas ci sta dai. Four, tres, two, uno – It’s my life, b**** - don’t you know I’m loco, riflette a modo suo il nostro esser tifosi. L’Ascoli Calcio è la nostra vita, non lo sapete che sono pazzo? Pazzo di te, Ascoli Calcio, e quando sei bello a casa tua, a casa nostra.

Perché d’altra parte, come dicevano i tibetani, laddove sei felice, sei a casa. A presto, casa dolce casa, a presto Del Duca nostro.

Sezione: Copertina / Data: Mer 21 ottobre 2020 alle 21:13
Autore: Massimo Virgili
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