Si dice che ai tempi dei social la comunicazione viaggi alla velocità della luce, avanzando a valanga, bruciando come un incendio senza sosta, colpendo e infiammando ogni utente che si trovi nel cammino. La comunicazione social coinvolge e aggrega virtualmente, ma di fatti la maggior parte delle volte non si rivela che puro isolamento (psicofisico).

Caro Patron, sembra che tra un diverbio e l’altro, tra uno screzio e l’altro, tra una scelta e l’altra, fatta viaggiare via Instagram e solo marginalmente sulla stampa, lei si ritrovi da solo, come il numero uno. Quel numero che conta più di tutti, ma che finisce sempre per rimanere da solo (questa di fatti è la sua natura) in tempi di battaglia e ostilità.

Provando a ripercorrere un complicato puzzle cronologico dei fatti:

- stucchevole siparietto con Ardemagni (un suo pupillo, ora mercenario) al momento del passaggio dell’attaccante al Frosinone a inizio anno

- licenziamento infetto da COVID-19 di Mr Stellone, di cui i tifosi Ascolani non hanno avuto neanche il tempo di recuperarne la figurina per l’album Panini

- omertosa uscita di scena dei due soci Ascolani (Tosti e Ciccoianni). Questa storia ha ormai diversi mesi e nessuno conosce ancora il suo nome

- diatriba dialettica con Alfredo Pedullà. Attacco mediatico subìto, gratuito e fastidioso. Gli illustri giornalisti a volte tendono a sparare sull’uomo già ferito che su quello in piena forza

- uscita di scena di Tesoro e quella programmata di Lovato poi, per una dirigenza ridotta all'osso

- appello agenzia TMPSOCCER per mancati pagamenti di alcune commissioni per trasferimento calciatori

- diverbio con rassegna stampa con Mr Bellini (pure lui!?) per tentare di risicare mensilità d’affitto del Picchio Village in base ai decreti Conte (come dice l’Italo-canadese: Toglietemi tutto, ma non la moneta)

In tutto ciò, Lei è rimasto a battagliare da solo, con caparbietà e determinazione, nelle vesti di un leader solitario al comando e nella lotta. Per lotta si intende quella di salvare l’Ascoli Calcio dal baratro.

"Multos inimicos, honorem multum" la frase latina attribuita a Giulio Cesare che si esprime in lingua moderna “Molti nemici, molto onore” è un modo di dire che può prestarsi a diverse interpretazioni; secondo alcuni significa che il fatto di essere invisi a molti è comunque segno di grande considerazione; secondo altri, invece, la frase significa che l’affrontare da soli molti nemici, è indice di notevole coraggio e rende onore. Esiste tuttavia anche un’altra interpretazione; quella in cui i molti nemici non sono altro che la creatura stessa di chi ha fatto una serie di errori e scelte sbagliate. Alias, esistono perché tu (impersonale) li hai generati.

Sarà che la solitudine ha il suo fascino, ma anche la sua debolezza, sarà che il nuovo tecnico Abascal (che abbia un futuro da predestinato come Mr Mazzone, sarà eh) è la spada nella roccia da Lei scelta come arma di riconquista, ma di sicuro nel cielo qualche nuvola c’è.

Gli Dei non hanno senso di esistere se non c’è chi li prega. Non lasci che i tifosi del Picchio abbandonino la fiducia in Lei, perché la fede per Noi rimane sempre e una soltanto “L’Ascoli Calcio 1898”.

“L'Ascoli è qualcosa che sta al di sopra degli uomini che la rappresentano” C. Rozzi

Sezione: Editoriale / Data: Mer 03 giugno 2020 alle 12:30
Autore: Massimo Virgili
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