La sconfitta contro l’Arezzo ha acceso discussioni e analisi, ma Francesco Tomei non si lascia trascinare dalla tempesta delle opinioni del dopo-partita. Nel commentare la prestazione dell’Ascoli, il tecnico bianconero mostra una volta di più la sua filosofia: calma, lucidità e coerenza. Nessuna rivoluzione, nessun cambio di rotta. Solo lavoro, identità e convinzione nei propri mezzi.

Tomei si presenta con un messaggio chiaro: il calcio è un gioco in cui ognuno interpreta ciò che vede, ed è naturale che le opinioni si moltiplichino nei momenti complicati. Ma l’analisi del giorno dopo, dice, è sempre la più semplice, la più comoda. È nei novanta minuti – e nel lavoro che precede la partita – che si prendono decisioni vere, quelle che solo chi vive quotidianamente la squadra può valutare fino in fondo.

“Il calcio è democratico, ma giudicare dopo è troppo facile”

Il tecnico bianconero lo dice senza mezzi termini: chi guarda da fuori ha il diritto di esprimere la propria idea, ma è dentro al gruppo che si comprendono sfumature, condizioni fisiche e scelte tattiche. Le critiche non lo scalfiscono, perché conosce il percorso che la squadra sta facendo e sa che la valutazione di una prestazione non può essere ridotta a una singola gara sbagliata.

Le scelte di formazione, i cambi, le interpretazioni tattiche: tutto nasce da un contesto più complesso, che dall’esterno spesso non è percepito. E Tomei lo ribadisce con fermezza.

Il caso Guiebre: energia sì, ma zero minutaggio

Un esempio concreto arriva proprio da una delle sostituzioni più discusse: l’ingresso di Guiebre. Il giocatore, entrato con buona intensità, era reduce però da quasi un mese senza lavoro continuativo con la squadra. Senza ritmo partita, senza minuti nelle gambe, la sua gestione non poteva essere simile a quella di un titolare in condizione.

Tomei lo spiega in modo lineare: ogni decisione è figlia di valutazioni tecniche, fisiche ed emotive che solo chi guida il gruppo conosce fino in fondo. Ecco perché giudicare i cambi dal divano o a caldo è un esercizio fuorviante.

“Non cambia nulla: servono coerenza, lucidità e mentalità”

Il cuore del messaggio del tecnico è proprio questo: non sarà una sconfitta a modificare il percorso dell’Ascoli. In un campionato lungo, difficile e spesso imprevedibile, la stabilità è una virtù.

Tomei parla da leader più che da semplice allenatore: «Da responsabile di questo gruppo devo essere lucido e coerente», afferma, lasciando intendere che la linea tracciata non subirà scossoni. La mentalità e l’identità costruite fino a questo punto restano intatte.

E non solo: nei momenti di difficoltà, sottolinea, il lavoro aumenta. Si alza il livello dell’attenzione, si spinge ancora di più sui concetti chiave, si rinforza ciò che si è costruito. Cedere all’impulsività significherebbe minare ciò che la squadra ha consolidato fino a oggi.

Non contano i numeri, ma l’interpretazione

Uno degli aspetti più interessanti delle parole di Tomei riguarda la scelta tattica. Il tecnico rifiuta l’idea di essere “prigioniero del modulo”: non è il sistema a definire l’Ascoli, ma la mentalità con cui la squadra scende in campo.

Contano l’intensità, la capacità di leggere le situazioni, la reazione alle difficoltà. Il resto è adattabile. I numeri diventano semplici punti di partenza, non gabbie.

Un messaggio forte per squadra e piazza

Le parole di Tomei non sono una difesa d’ufficio, né un modo per aggirare la critica. Sono una dichiarazione di intenti: l’Ascoli ha una via da seguire e non intende scardinarla per una serata storta. Il tecnico chiede compattezza, fiducia e continuità nel lavoro. E richiama tutti – tifosi compresi – a un concetto spesso sottovalutato: le stagioni si costruiscono nel tempo, non sulle emozioni di una partita.

L’obiettivo è andare avanti con mentalità, coraggio e coerenza. E, come ribadisce lo stesso allenatore, interpretare ogni gara con il giusto spirito farà la differenza molto più di qualsiasi cambio tattico improvvisato.

Sezione: News / Data: Dom 30 novembre 2025 alle 12:00
Autore: Tutto Ascoli Redazione
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