Nell’estate del 1995 si chiuse uno dei capitoli più interessanti della storia recente dell’Ascoli. Dopo quattro anni trascorsi in bianconero, Oliver Bierhoff lasciò il Picchio per trasferirsi all’Udinese. Quella che poteva sembrare una normale operazione di mercato diventò, con il senno di poi, il passaggio decisivo nella carriera del centravanti tedesco.
Bierhoff aveva conosciuto ad Ascoli momenti molto diversi. Era arrivato in Italia nel 1991 ancora alla ricerca della propria dimensione e aveva dovuto confrontarsi con le difficoltà di un calcio estremamente tattico. Tra Serie A e Serie B aveva però accumulato esperienza, migliorato i movimenti e soprattutto affinato quella straordinaria capacità nel gioco aereo che sarebbe diventata il suo marchio di fabbrica.
L’addio all’Ascoli dopo quattro anni
Al momento della separazione, Bierhoff era ormai un attaccante maturo. Gli anni al Del Duca gli avevano permesso di conoscere perfettamente il calcio italiano e di costruire una solidità mentale fondamentale per il passo successivo.
L’Ascoli aveva rappresentato una vera scuola. Il tedesco aveva imparato a confrontarsi con marcature strette, difese organizzate e partite nelle quali un centravanti poteva ricevere pochissime occasioni.
Proprio questa esperienza rese possibile il salto successivo.
Nel 1995 l’Udinese decise di puntare su di lui, riportandolo in Serie A. Per Bierhoff era l’occasione che aspettava: dimostrare di poter segnare con continuità anche nella massima categoria.
Udine, la scelta che spalancò le porte del grande calcio
Il trasferimento si rivelò perfetto.
Con l’Udinese, Bierhoff trovò un sistema capace di valorizzarne pienamente le caratteristiche e iniziò immediatamente a segnare. La sua crescita fu impressionante e nel giro di pochi anni passò dall’essere un attaccante conosciuto soprattutto dagli appassionati del calcio italiano a diventare uno dei centravanti più importanti d’Europa.
Nel 1996 arrivò la consacrazione con la Germania. Nella finale dell’Europeo contro la Repubblica Ceca segnò entrambe le reti tedesche, compreso il golden goal decisivo.
Due anni più tardi raggiunse il vertice anche in Serie A: 27 gol nel campionato 1997-98, sufficienti per conquistare il titolo di capocannoniere.
A quel punto il passaggio al Milan divenne quasi inevitabile. Nell’estate del 1998 Bierhoff approdò a San Siro e alla prima stagione conquistò lo Scudetto.
Il confronto racconta perfettamente la velocità della sua ascesa: nel 1995 lasciava l’Ascoli e la Serie B; appena tre anni più tardi era il miglior marcatore della Serie A e veniva acquistato dal Milan.
Per il Picchio, quella storia rappresenta ancora oggi motivo di orgoglio. Bierhoff non raggiunse ad Ascoli il punto più alto della carriera, ma proprio in bianconero costruì buona parte delle fondamenta che gli permisero di arrivarci.
L’addio del 1995, quindi, non fu soltanto la fine di un’avventura.
Fu il momento in cui un attaccante cresciuto calcisticamente anche al Del Duca cominciò la scalata definitiva verso il grande calcio.
Lo sapevi che?
Oliver Bierhoff giocò con l’Ascoli dal 1991 al 1995 prima di trasferirsi all’Udinese. Nel giro di tre anni sarebbe diventato campione d’Europa con la Germania, capocannoniere della Serie A e nuovo centravanti del Milan.
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