Prima dell’Udinese, del Milan e della notte che lo trasformò nell’eroe della Germania a Euro 1996, nella carriera di Oliver Bierhoff ci fu l’Ascoli. Un passaggio fondamentale, perché proprio in bianconero il centravanti tedesco ebbe il tempo di conoscere il calcio italiano, affrontarne le difficoltà e sviluppare quelle caratteristiche che successivamente lo avrebbero reso uno degli attaccanti più riconoscibili degli anni Novanta.
Arrivato in Italia nel 1991, Bierhoff era ancora un giocatore tutto da scoprire. Alto, potente e già molto pericoloso nel gioco aereo, doveva però adattarsi a un campionato estremamente tattico. Ad Ascoli trovò spazio e soprattutto la possibilità di sbagliare, crescere e imparare.
Ascoli, la palestra italiana di Bierhoff
Il Del Duca diventò così una delle prime vere scuole italiane del centravanti tedesco. I difensori concedevano pochissimo e ogni pallone dentro l’area doveva essere conquistato attraverso posizione, anticipo e capacità di leggere l’azione.
Bierhoff iniziò progressivamente a trasformare il proprio fisico in un’arma. La qualità che lo avrebbe reso celebre era già evidente: il colpo di testa. Non dipendeva soltanto dalla statura. Il tedesco possedeva uno straordinario senso del tempo, riuscendo spesso a staccare nel momento esatto e ad anticipare il diretto avversario.
In bianconero arrivarono così i gol, soprattutto durante le stagioni trascorse in Serie B, quando Bierhoff cominciò a trovare maggiore continuità realizzativa. La sua crescita non fu immediata né lineare, ma proprio questo rende il periodo ascolano particolarmente significativo: il Picchio conobbe il giocatore prima che diventasse una star.
I gol prima dell’esplosione definitiva
Con il passare delle partite Bierhoff acquisì maggiore sicurezza. Imparò a proteggere il pallone, migliorò nei movimenti dentro l’area e diventò sempre più efficace nell’attaccare i cross provenienti dalle fasce.
Il pubblico ascolano iniziò a riconoscere il potenziale di quel centravanti tedesco che, pur mostrando ancora margini di crescita, possedeva caratteristiche difficili da trovare.
Il Del Duca rappresentò quindi una tappa decisiva della sua formazione. Bierhoff imparò cosa significasse giocare sotto pressione e quanto fosse importante trasformare anche una singola occasione nella possibilità di decidere una partita.
Quando lasciò Ascoli per trasferirsi all’Udinese nel 1995, era un attaccante molto più completo rispetto a quello arrivato in Italia quattro anni prima. In Friuli sarebbe arrivata la definitiva esplosione, culminata nei 27 gol della Serie A 1997-98 e nel titolo di capocannoniere.
Nel frattempo, però, era già diventato un eroe nazionale. A Euro 1996 segnò infatti entrambi i gol della Germania nella finale contro la Repubblica Ceca, compreso il golden goal che consegnò il titolo ai tedeschi.
Da lì il Milan, lo Scudetto e la consacrazione internazionale.
Per Ascoli rimane l’orgoglio di aver rappresentato una delle tappe fondamentali di quel percorso. Prima di diventare uno dei centravanti più temuti d’Europa, Bierhoff aveva imparato a conoscere il calcio italiano indossando il bianconero.
E molti dei meccanismi che successivamente lo avrebbero trasformato in un bomber internazionale erano stati affinati proprio lì, davanti al pubblico del Del Duca.
Lo sapevi che?
Bierhoff rimase all’Ascoli fino al 1995, prima di trasferirsi all’Udinese e iniziare la fase più brillante della propria carriera italiana. Nel 1998 diventò capocannoniere della Serie A e pochi mesi dopo approdò al Milan, con cui vinse immediatamente lo Scudetto 1998-99.
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