Nel calcio il confine tra ambizione e difficoltà spesso è sottile, e nel caso dell’Ascoli Calcio questo limite è stato superato strada facendo. Il cammino del Picchio, promettente nelle prime settimane, è stato progressivamente condizionato da una serie di infortuni pesanti, che hanno inciso non solo sui risultati ma anche sull’identità stessa della squadra.

Non si tratta di alibi, ma di un’analisi necessaria per comprendere perché l’Ascoli di oggi sia così diverso da quello ammirato a inizio stagione.

Del Sole, l’assenza che ha tolto imprevedibilità

Il primo colpo è stato l’infortunio di Ferdinando Del Sole. Sulla corsia destra stava facendo la differenza per intensità, qualità nell’uno contro uno e capacità di allungare le difese avversarie. La sua assenza ha tolto profondità e imprevedibilità, costringendo l’Ascoli a soluzioni più prevedibili e meno incisive.

Un’assenza che ha avuto un impatto immediato, anche se col tempo è stata quasi “assorbita” dall’emergenza generale.

Nicoletti, un’assenza sottovalutata ma pesantissima

Poi c’è stato l’infortunio di Andrea Nicoletti, passato inizialmente in secondo piano ma rivelatosi determinante col passare delle giornate. La sua esperienza, il senso della posizione e la capacità di leggere le situazioni difensive mancano come l’aria.

Il confronto con Rizzo non è una bocciatura, ma una constatazione: l’inesperienza pesa, soprattutto in una fase della stagione in cui servirebbero certezze più che apprendistato.

Damiani, il regista insostituibile

Infine, l’assenza più grave di tutte: quella di Samuele Damiani. Il faro del centrocampo, il giocatore da cui passano le azioni più importanti, colui che detta tempi, ritmo e direzione.

Lo si può dire senza mezzi termini: questa squadra non può fare a meno del suo regista. Nel calcio esistono giocatori bravi, altri meno bravi, e poi ci sono quelli indispensabili. Damiani appartiene a quest’ultima categoria.

Senza di lui, il gioco dell’Ascoli perde fluidità, il possesso diventa sterile e la manovra si spezza. Non è un caso se le difficoltà maggiori siano emerse proprio in sua assenza.

Una squadra cambiata nell’anima

Gli infortuni non spiegano tutto, ma spiegano molto. Hanno tolto alternative, ridotto le rotazioni e soprattutto minato le certezze. L’Ascoli si è trovato costretto ad adattarsi, spesso rinunciando alla propria identità per sopravvivere alle emergenze.

Il problema è che, alla lunga, questo adattamento ha un costo elevato.

Il rientro dei leader per ritrovare se stessi

Per uscire da questo momento complicato servirà anche il recupero fisico di uomini chiave. Perché al netto delle strategie e delle scelte tattiche, l’Ascoli ha bisogno dei suoi pilastri per tornare a essere competitivo come merita.

Senza Damiani a guidare il gioco, Del Sole a dare strappi e Nicoletti a garantire esperienza, il margine d’errore si assottiglia. Con loro, invece, il Picchio può tornare a volare.

Sezione: News / Data: Lun 05 gennaio 2026 alle 14:00
Autore: Tutto Ascoli Redazione
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