Sembrava di stare al “Del Duca”.
271 tifosi bianconeri festanti e sonanti, carichi di vessilli, grinta e cori, hanno attraversato il litorale Adriatico per invadere la famigerata Laguna e assieparsi sugli gli spalti dello stadio veneziano.
Hanno incitato il Picchio dal primo all’ultimo minuto, creando un’atmosfera positiva, folcloristica, colorata e contagiosa, che si è riversata sul terreno di gioco regalando ai nostri gladiatori in campo una spinta decisiva per andare a strappare i tre punti ai veneti.
Terza vittoria consecutiva, - 6 dal Frosinone capolista, settima posizione in classifica raggiunta e nuovamente di diritto nella griglia playoff, posizione che più ci compete.
È vero probabilmente non siamo partiti alla grande e il primo tempo è stato piuttosto abulico, pigro e privo di occasioni, ma nella ripresa la squadra è cambiata totalmente. I calciatori hanno tirato fuori grinta, artigli, mentalità e attributi. Siamo stati cinici e aggressivi, bravissimi nelle marcature preventive, lucidi, intensi e caparbi. Imprimendo al match un ritmo martellante.
Un applauso va fatto, oltre agli appassionati supporter ascolani che hanno dato la sensazione di stare “in” Ascoli, al mister Cristian Bucchi.
L’allenatore si è definitivamente calato nella parte, ha capito lo spogliatoio, ha dato spazio ai “Senatori”, ha avuto l’umiltà di capire che era giunta l’ora di cambiare e dare fiducia ai Leader del gruppo, modificando oltre al modulo anche l’atteggiamento e l'approccio con cui scendere in campo.
Indipendentemente da schemi, moduli, numeri e assetti tattici, è la MENTALITÀ a fare la differenza.
SEMPRE.
In ogni aspetto della vita e dello sport.
Il Picchio è tornato a spiegare le ali e planare nei cieli della Serie B.
Bucchi ha ridimensionato le sue idee da 4-3-3 "bellino” e poco incisivo, che mal si sposano con il campionato cadetto e la nostra piazza.
Come afferma Marge Simpson nel film della famiglia gialla più famosa al mondo, quando parlano male dello sgangherato ma geniale marito Homer : “per vedere bene un’opera d’arte bisogna fare un passo indietro”.
Cristian questo passo l’ha fatto ed è stato decisivo.
E il nostro amato Ascoli sta tornando ad avere le sembianze di un’opera d’arte.
Per quel che concerne i singoli, una menzione particolare va fatta per i tre di centrocampo. Stanno dominando la scena nelle ultime gare senza far rimpiangere chi non c’era, chi sta deludendo, chi è partito per le isole smanioso di andarsene per poi ritrovarsi a lottare in zona playout con la casacca rosanero indosso…
Fabrizio Caligara appare tornato agli standard elevati dello scorso anno. Sabato a Venezia è sembrato tarantolato, con un rinnovato spirito battagliero e la voglia di fare la guerra con tutti, contrastando e ripartendo palla al piede per concludere verso la porta col suo proverbiale sinistro, che al “Penzo” era proprio caldo. Prestazione di qualità assoluta, come quelle che convinsero la società bianconera ad investire 800mila€ per il suo riscatto dal Cagliari. Pareva di vedere in campo il Kevin Strootman della Roma di Rudi Garcia del 2015. Una lavatrice. Bravo Fabrizio, continua a centrifugare ogni pallone che passa dalle tue parti.
Mirko Eramo encomiabile. Quanto corre!? Fategli subito una risonanza perché ha qualcosa di illegale nell’anatomia del corpo, forse un polmone in più, alveoli e bronchi più grandi e migliorati in laboratorio, una trachea più efficiente, non sappiamo quale sia il segreto, ma ci auguriamo soltanto che continui così. Affidabile come una Volvo.
Che dire su Michele Collocolo!? A nostro avviso lo attendono i migliori palcoscenici europei. È il classico giocatore completo, moderno, senza lacune evidenti o difetti conclamati. Corre, dribbla, scatta, contrasta, segna, difende, attacca, fa assist, fa legna, si inserisce, da una mano in difesa e poi riparte a spron battuto verso l’area avversaria con transizioni verticali che affettano il campo come un “bisturi chirurgico”. Il rinnovo di contratto gli ha fatto decisamente bene, è sembrato ancor più pimpante e motivato del solito. Il gol è una vera perla, recupero intuitivo e deciso, falcata convinta con le sue lunghe leve alla Arsenio Lupin verso la porta e palla piazzata all’angolino. Ci ha ricordato il Simone Perrotta della Roma che in quella posizione di trequartista atipico disegnata da Spalletti assaltava gli avversari come fosse un Tsunami. Caparbio e tecnico. Se si fosse chiamato Collocolinho e fosse stato brasileiro, dopo un gol del genere sarebbe stato su tutte le prime pagine dei giornali nazionali. Miguelinho El Carioca.
Ottimo la prestazione del pacchetto arretrato. Enrico Gurna solito “usciere”, cattura tutto ciò che gli vola davanti, questo spronerà Nicola Leali a spingere al massimo se vuole riprendersi la titolarità. Lorenco Simic invalicabile, Danilo Quaranta sempre attento concentrato. Eric Botteghin con la Serie B c’entra ben poco, deve avere addosso qualche sorta di dispositivo che attrae il cuoio, altrimenti non si spiega come il pallone finisca sempre sulla sua testa, tra i suoi piedi, nelle sue zone.
Bravo Christopher Lungoyi, ingresso determinante. Ci teniamo a sottolinearlo perché sta dimostrando di essere di una tempra ben diversa da quella che lasciava intravedere a settembre. Causa l’espulsione del portiere lagunare Jesse Joronen e rende la vita più facile ai suoi compagni nei minuti finali che possono sempre rivelarsi concitati e convulsi. Continua così Chris!
Che impatto Pedro Mendes. Entra con una voglia matta di segnare e far bene, gioca con l’argento vivo addosso. Vero spauracchio per la difesa del Venezia, stavolta il nostro Robin Hood non riesce ad entrare nel tabellino dei marcatori, ma ci va vicino con un sforbiciata in stile Youri Djorkaeff. Pazzesca solo da immaginare, figuriamoci da realizzare. Sarebbero esplosi di gioia i quasi trecento tifosi giunti in Laguna di fronte a una gemma simile. Delizioso l’assist per Federico Dionisi nell’azione del 1-0, con una spizzata di testa in stile Jan Koller che spedisce Capitan Dionisi a tu per tu con Joronen pronto a trafiggerlo. Nelle movenze ricorda il Pablo Osvaldo che fece sfracelli nella Roma tra il 2011 e il 2013. Ci ha dimostrato che sa anche battere le punizioni, davvero un acquisto superbo da parte della Società bianconera. Da 10 con Lode.
SEGNA SEMPRE LUI. L’abbiamo pensato, detto, scritto e urlato al cielo. Ora lo ribadiamo per l’ennesima volta. Federico Dionisi è IMPRESCINDIBILE. Il cuore pulsante della squadra. L’ANIMA. La scintilla con cui si avvia il motore dell’intera famiglia bianconera. Accende tutti col suo carisma, dai dirigenti ai tifosi, dai compagni agli avversari, dagli arbitri ai guardalinee. PROPRIO TUTTI. Condizionati dalla sua personalità strabordante, palpabile, dominante. Un uomo d’altri tempi come purtroppo non se ne vedranno più a breve nel mondo del calcio. Sempre più nella leggenda, continua ad infrangere record su record facendosi beffa della carta d’identità che il 16 giugno reciterà 36 anni. Solo a vederlo in campo così pimpante, vispo e vivace sembra impossibile sia davvero la sua età. Qualcuno all’Ufficio Anagrafe di Rieti dev’essersi sbagliato. 500 partite tra i Professionisti, IMMENSO. 116 gol all’attivo, ottava posizione raggiunta nella classifica dei marcatori “All-Time” di Cadetteria, agguantato un cannibale del gol come Dario Hubner, il "bomber con la sigaretta". Entrato di diritto anche nella "Top 10" dei realizzatori bianconeri che hanno timbrato in Serie B con la maglia del Picchio, assestandosi dietro a cecchini infallibili che hanno marchiato in maniera indelebile la Storia dell’Ascoli Calcio 1898 come Oliver Bierhoff, Andrea Soncin, Marco Bernacci, Daniele Cacia, "La Faina" Renato Campanini, Mirko Antenucci, Walter Junior Casagrande e l’attuale coach Cristian Bucchi. Se continua a questo ritmo di gol, Federico può scalare entrambe le classifiche. CREDIAMO IN TE CAPITANO. “Quello che facciamo in vita, riecheggia nell’eternità”. Riportaci dove ci compete, ti dedicheremo una statua di fianco Cecco D’Ascoli e il tuo nome avrà un eco infinito tra le torri, le rue, il travertino e la memoria di chi ha avuto il privilegio di ammirare la tua classe cristallina.
Siamo sbocciati, la metamorfosi si sta compiendo, il baco dopo mesi chiuso nel bozzolo sta diventando crisalide. C’è un intero popolo che aspetta la definitiva trasformazione in farfalla, per vederla volteggiare un domani tra i Campi della Serie A duellando contro i più forti, dove la Storia ci ha collocati.
124 ANNI DI STORIA INDELEBILE, BATTAGLIE, EMOZIONI, SOGNI.
Bellissimi i sorrisi, i gesti, le parole e la positività coinvolgente e contagiosa a fine partita, come non si vedeva davvero da molto tempo.
Ora testa alla complicata trasferta di Brescia, sperando di tornare nelle Marche con ulteriori tre punti. Per giocarci con convinzione lo scontro diretto al cospetto di un sorprendente Frosinone, che se uscisse sconfitto dal “Curi” di Perugia, potrebbe essere raggiunto dal Picchio a quota 24 punti, magari ancora in vetta alla classifica.
Incastro difficile ma non utopistico e irrealizzabile, CREDIAMOCI.
Prima però, continuiamo a credere in Noi.
Nell’Ascoli Calcio 1898.
Il cielo è sempre più bianconero, questa coltre sta ricoprendo d’entusiasmo il territorio Piceno e sta contagiando anche i più scettici, negativi e disillusi.
“Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto. Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani “
I LEONI SONO TORNATI
Siamo di nuovo in piena corsa, NON FERMIAMOCI PIÙ
ANDALE PICCHIO
Fabio Bachetti
Autore: Fabio Bachetti
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