Simone Padoin è di Gemona del Friuli, ma bergamasco d’adozione: cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta, squadra in cui ha militato dal 2007 al 2012, ha messo radici proprio nel bergamasco, dove vive con sua moglie Valentina e i figli Andrea, Daniele e Gabriele. La famiglia Padoin, in linea con quanto richiesto dalla Società, è rimasta però nella casa di Grottammare.
Come sta la sua famiglia?
“Stiamo tutti bene, anche se ho i miei genitori a Gemona del Friuli, mio fratello a Udine, i suoceri e due fratelli di mia moglie in provincia di Bergamo. Devo dire che qui è più tranquillo e spero che la situazione resti così; la gente ha capito la gravità del momento, in giro non c’è nessuno e per questo faccio i complimenti alle persone del posto. Esco una volta a settimana per fare la spesa per la famiglia”.
Cosa pensa della situazione?
“E’ complicatissima, al Nord drammatica; mi dicono che si sentono le sirene delle ambulanze e le campane di chiese che suonano a morto”.
Conosce qualcuno che è stato coinvolto dal virus?
“Non persone di calcio, ma sono mancate tante altre di Bergamo che conoscevo, anche clienti del negozio di mia moglie nel bergamasco”.
E’ papà di tre bambini, Andrea e Daniele, due gemelli di 5 anni e Gabriele, di tre anni e mezzo: come ha spiegato ai suoi figli la situazione?
“Io e Valentina abbiamo detto loro che nell’aria c’è una ‘bua’ e per questo dobbiamo stare chiusi in casa; mi vedono uscire per andare a fare spesa con guanti e mascherina e quindi hanno capito, o meglio, lo hanno accettato. Con mia moglie cerchiamo di tenerli impegnati, con lei cucinano pizza, muffin, pan cake, mentre io gioco con loro ai Lego o organizzo cacce al tesoro”.
Il 18 marzo è stato il tuo compleanno. Come ha ‘festeggiato’?
“E’ stato un compleanno molto strano, mi hanno mandato a fare spesa e al mio ritorno mia moglie e i figli avevano allestito a festa con i palloncini e un dolce al cioccolato con candeline”.
Come si sta allenando?
“Fortunatamente in questi anni pian piano mi sono creato una piccola palestra di attrezzi e macchinari e quindi sono a posto, poi c’è anche mia moglie che sta studiando da personal trainer. Alcuni miei compagni hanno invece dovuto acquistare tapis roulant o cyclette”.
Quanto aiutano i gruppi whatsapp e le video chiamate?
“Con il gruppo whatsapp della squadra ci teniamo costantemente in contatto e lo staff ci fornisce i programmi di lavoro; le video chiamate le utilizzo per i famigliari e i suoceri; questi ultimi non li vediamo da Natale, i miei genitori invece erano venuti a trovarci qualche giorno prima del decreto”.
C’è stato un momento in cui ha avuto paura? Cosa la spaventa adesso?
“La sera quando mi confronto con mia moglie su questa situazione la cosa che ci fa più paura è non sapere quanto durerà, come e quando ne usciremo, è questo che mi fa più paura”.
Da proprietario della “Simone Padoin Fashion Deluxe”, atelier di abbigliamento di Seriate, come pensa che ci si riprenderà da una crisi economica come quella attuale?
“Mia moglie aveva deciso di chiudere ancor prima che diventasse obbligatorio, in linea con altri esercizi commerciali di Bergamo. La situazione economica per tutti quelli che hanno un’attività commerciale è tragica, in generale c’è gente che fa fatica a mangiare, ci sono lavoratori autonomi, partite IVA, gente che basa il proprio guadagno sul lavoro che ora non può svolgere. L’esempio dell’attività di mia moglie è quella di tanti altri: ci si trova con un magazzino pieno di merce che non si potrà vendere e che bisognerà pagare a 30, 60, 90 giorni. Penso che lo Stato dovrebbe dare una grande mano e che debba esserci solidarietà in queste situazioni, l’Europa può dimostrare il suo valore in questi gravi frangenti”.
Pensa che si riuscirà a terminare il campionato?
“E’ tutto in divenire, credo che dopo Pasqua si potrà fare una valutazione. Non avrei problemi a riprendere a giocare anche a giugno o luglio, nonostante le alte temperature. Per la correttezza e l’equità dei campionati credo che sarebbe ideale terminarli. Poi ci saranno club come il Benevento, che chiaramente vorrà terminare la stagione, altri che invece sono in zona retrocessione e che vorranno annullare il campionato. Noi giocatori abbiamo voglia di riprendere, è chiaro, ma compatibilmente con la situazione sanitaria. Il primo dovere civile è la garanzia della salute nostra e degli altri”.
Come cambierà il calcio?
“Non penso che tornerà come prima, ora si vede tutto nero. Quando si è fermato il calcio tante persone hanno detto come prima cosa che i calciatori guadagnavano tanto e dovevano ridursi gli ingaggi. Io penso che se la Juventus ha giocatori strapagati è perché il calcio fa muovere tanti soldi a tutto il sistema. In questo momento è compito di ogni componente dover rinunciare a qualcosa. Anche lo Stato deve fare la sua parte, non solo i giocatori; il calcio è un’industria che da da mangiare a tante persone, per questo credo che, per quanto possibile, il sostegno dello Stato sia importante. Noi giocatori possiamo ragionare su eventuali aiuti, siamo i primi a voler dare una mano al nostro calcio”.
“Rinascerò, rinascerai, quando tutto sarà finito torneremo a vedere le stelle” – sono le parole della canzone di Facchinetti. Come è nato il suo coinvolgimento nel videoclip solidale?
“E’ stata un’idea benefica di Roby Facchinetti, mi ha contattato Yuri, il marito della figlia che conosco perché ha una palestra a Bergamo. Mi ha detto che Facchinetti aveva piacere ad avermi nel video della canzone, grazie alla quale si raccoglieranno fondi per Bergamo. In questo momento tutti ci stiamo dando da fare per chi è in difficoltà, è la solidarietà la parte bella di quello che sta accadendo”.
Qual è la prima cosa che farà Padoin quando tutto sarà finito?
“Una bella passeggiata all’aria aperta con la mia famiglia”.
Autore: Redazione TuttoAscoliCalcio / Twitter: @TuttoAscoli
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