L’Ascoli continua a mandare segnali positivi in Serie B, ma il pareggio per 1-1 contro la Carrarese ha lasciato anche un’indicazione sulla quale Francesco Tomei dovrà lavorare. I bianconeri hanno comandato per lunghi tratti, controllato territorialmente la partita e costretto gli avversari a difendersi molto bassi. Alla fine, però, tutto questo dominio ha prodotto soltanto una rete.
I numeri sono eloquenti: 71,5% di possesso palla, 20 conclusioni, 6 tiri nello specchio, 10 calci d’angolo e 511 passaggi completati con il 90,3% di precisione. La Carrarese si è fermata al 28,5% di possesso, ma ha comunque costruito 18 conclusioni e trovato il vantaggio con Filippo Abiuso al 51’. Soltanto all’82’ Gabriele Gori ha evitato la sconfitta, sfruttando l’assist del giovane De Pieri.
Il punto conquistato porta l’Ascoli a quota quattro dopo la vittoria di Verona e conferma l’ottimo impatto della neopromossa con la categoria. Ma proprio perché il calcio proposto da Tomei sta già producendo un dominio territoriale così evidente, il prossimo salto di qualità dovrà essere trasformare quel controllo in maggiore pericolosità e soprattutto più gol.
L’Ascoli domina, ma deve imparare a fare male molto prima
Tomei non ha nascosto la propria soddisfazione per la prestazione. Dopo la gara ha sottolineato come la Carrarese avesse scelto un blocco basso e molto fisico, rendendo complicato trovare spazi. Secondo il tecnico, l’Ascoli è stato efficace nel palleggio e nel controllo della partita, ma è mancato soprattutto nell’uno contro uno, nella capacità di saltare l’avversario e nel mettere palloni più pericolosi dentro l’area.
È probabilmente questa la chiave dell’intera analisi.
Avere il 72% del possesso è un dato importante, ma diventa realmente utile soltanto se costringe la difesa avversaria a perdere equilibrio. L’Ascoli ha fatto circolare bene il pallone, ha mantenuto la Carrarese spesso nella propria metà campo e ha mostrato grande personalità per essere una squadra con tanti calciatori alla prima esperienza in Serie B.
Manca ancora, però, la giocata che rompe la struttura difensiva.
Quando un avversario difende con molti uomini dietro la linea della palla non basta spostare il pallone da una parte all’altra. Servono accelerazioni, dribbling, sovrapposizioni e inserimenti senza palla. Serve soprattutto qualcuno capace di creare superiorità individuale.
La stessa statistica dei tiri va interpretata. Venti conclusioni rappresentano un volume offensivo importante, ma soltanto sei hanno raggiunto lo specchio. La Carrarese, pur giocando molto meno il pallone, ha costruito comunque 18 tentativi e quattro conclusioni in porta.
Quindi il dominio ascolano è stato reale, ma non assoluto.
Ed è esattamente qui che Tomei può trovare il margine di crescita più interessante.
De Pieri, Brunori e Gori possono trasformare il possesso in qualcosa di molto più pericoloso
La buona notizia arriva dalla panchina.
Il pareggio è stato costruito da due giocatori entrati nella ripresa: De Pieri ha creato l’azione e Gori l’ha trasformata in gol. Tomei ha evidenziato proprio l’impatto positivo dei subentrati, ricordando che negli ultimi venti o venticinque minuti le partite possono assumere caratteristiche completamente differenti.
De Pieri, in particolare, possiede proprio alcune delle qualità che sono mancate per lunghi tratti contro la Carrarese: capacità di puntare l’uomo, accelerare e trovare l’ultimo passaggio.
Poi c’è Matteo Brunori.
L’ex Palermo è ancora all’inizio del proprio inserimento e contro la Carrarese ha disputato soltanto gli ultimi minuti, ma il suo arrivo può modificare sensibilmente l’attacco. Brunori sa muoversi tra le linee, venire incontro e partecipare alla costruzione, offrendo a Silipo, D’Uffizi e agli altri trequartisti un riferimento tecnico con cui combinare.
Gori, invece, ha ricordato di possedere ciò che serve quando la squadra arriva tanto nell’ultimo terzo: istinto dentro l’area e capacità di trasformare una situazione favorevole in un gol.
Queste alternative possono aiutare Tomei a risolvere il paradosso evidenziato contro la Carrarese.
L’Ascoli non deve necessariamente avere ancora più possesso. Deve rendere quello che già produce più verticale, veloce e cattivo.
Il tecnico continua giustamente a considerare la prestazione un passo avanti. Ha parlato di un’altra tappa nel percorso di crescita e ha sottolineato la capacità della squadra di dominare contro un avversario più abituato alla categoria.
E proprio per questo il dato non deve diventare un allarme eccessivo.
È piuttosto la fotografia del prossimo livello da raggiungere.
L’Ascoli sa già tenere il pallone. Sa imporre il proprio calcio. Ha dimostrato di poter vincere a Verona e di saper reagire quando va sotto.
Adesso deve imparare a chiudere prima le partite che riesce a comandare.
Perché il 72% di possesso racconta una squadra coraggiosa e riconoscibile. Ma se Tomei riuscirà a trasformare quel dominio in più occasioni pulite e più gol, allora l’Ascoli potrà diventare molto più di una neopromossa difficile da affrontare.
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