È domenica dopo pranzo, così come era abituata la vecchia generazione. Chi fa pranzo a casa e si lancia sul divano o per la strada direzione bar, chi mangia in sosta in autogrill con la macchina a sportello aperto. Chi fa tifo tutto ansia e imprecazioni davanti alla tv, chi fa tifo a braccia aperte e fuoco in gola sui gradoni in terra nemica.

E poi dopo i 90 e più minuti cala il sipario di un pomeriggio casalingo o di un’avventura in trasferta. Quando i riflettori si spengono, la luce rimane accesa dentro solo se è vittoria. È notte fonda quando è sconfitta, quando la luna mostra solo il lato oscuro della rabbia. È da lì che le lancette dell’orologio del tifo ascolano scandiscono l’inesorabile tempo, quello dopo la sconfitta. Perché se la domenica sera assume tinte tristi, il lunedì mattina seguente il calendario segna San Nervosismo o San Depressione a seconda della stagione.

Perché l’indomani il lavoratore va al bar e il giornale che si appresta a sfogliare è più amaro del caffè, e la colazione, quel momento che da l’energia di inizio giornata, si rimpicciolisce a pochi istanti di necessità. Perché chi va a scuola con grembiule e gadget del Picchio, sa che ci sarà un piccoletto come lui che tifa gli squadroni e gli dirà- Noi abbiamo vinto! E l’Asculi ha perso!”. Perché l’anziano tra una briscola e tre sette, si ricorda che la vita è dura e i giorni migliori probabilmente sono già passati... “Eh se ci stava Custandì!”

Perché come ha scritto un giornalista ascolano “L’ascolano può resistere alla crisi, alla mancanza di parcheggi, alle scuole non sicure ma se perde l’Ascoli gli manca l’aria. Giusto o sbagliato? È così.” (post nella pagina Facebook Tifi Ascoli Se). L’aria manca e il tempo si dilata, con gli occhi di un dio che ti provoca, che ti ferisce, che ti fa star male. Ed è per questo che il lunedì o semplicemente il giorno dopo la sconfitta è quel giorno che è troppo lontano, infinitamente lontano, dal fine settimana seguente.

Perché la margherita che sfoglia il tifoso ascolano moltiplica nervosamente i suoi petali: quando si stacca il bianco è serie A, quando si stacca il nero è retrocessione. Mai margherita ascolana con petali attaccati al fiore (Boskov permettendo).

Ed è così che chi legge queste parole di lunedì avrà ancora giorni difficili da affrontare, ma chi le leggerà di venerdì sarà invece più fortunato, perché da lì a poche ore si riaccenderanno i riflettori. Il Del Duca è la speranza che torna, la margherita che ricresce, il fuoco che torna in gola e in petto.

Perché la battaglia non ci fa paura, siamo ascolani e saremo sempre qua. Che sia giusto o sbagliato? È così.

P.S. Il tifo al tempo dei social a volte crea più enfasi di quella necessaria. Se si vince è tutto amplificato fuor misura, se si perde diventa il teatro di una guerra civile. Perciò, un saluto e un grazie speciale vanno ai colleghi di “Ascoli – Operazione Nostalgia”, che a ogni post dopo la sconfitta allietano col sorriso quell’inesorabile tempo.

Sezione: Copertina / Data: Lun 21 ottobre 2019 alle 19:23
Autore: Massimo Virgili
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