Lo sentite quel rumore? Ragazze scuotete i vostri ragazzi. Ragazzi scuotete le vostre ragazze. Non sentite sempre più forte quel ruggito dentro?

È un terremoto di emozioni e desideri. Una scossa continua che spinge ad arringare la folla, a salire sugli spalti, a cantare, urlare, incitare senza risparmio. È il sogno che prende forma, il desiderio che diventa ruggito.

La voglia di quel momento: riversarsi nelle vie della città, riempire la piazza, colorarla di vessilli, accenderla di fuochi d’artificio.  Non è più speranza o illusione. È voglia di viverlo. A tutti i costi. Ora, non dopo. Presto, non troppo in là.

Vediamo l’avversario davanti arrancare. Ha l’orizzonte libero, il traguardo negli occhi. Eppure, la paura e l’altezza sanno sdoppiare la vista: possono costringerlo a non guardare avanti, ma indietro, verso chi lo insegue con una forza che sembra doppia, oppure in basso, verso il precipizio di un fallimento.

Quasi undici vittorie consecutive per la squadra bianconera. La matematica suggerirebbe che prima o poi saremo noi a rallentare. Ma la vita raramente obbedisce a calcoli esatti: segue piuttosto una logica propria, mistica e imprevedibile.

È il vento del furore, quella spinta primordiale che porta a inseguire, a conquistare, a consumare ogni energia disponibile. Ed è proprio questa forza, paradossalmente, a favorire chi rincorre rispetto a chi è davanti. Perché quando il traguardo si avvicina, le velocità cambiano, si deformano, e non è più solo una questione di gambe o di numeri: è la forza interiore a determinare il vincitore.

Quel ruggito si sente. È nell’aria, nei gesti, negli sguardi. Io lo sento. Sono certo che lo senti anche tu. E, soprattutto, lo sentiamo tutti Noi.

Domani andrà in scena Samb-Arezzo. E attorno a questa partita si è già acceso un dibattito sterile: come si possa, anche solo per convenienza, tifare la squadra del mare. È una distrazione. Nulla più.

La verità è un’altra, molto più semplice e molto più cruda: non sarà la Samb a determinare il nostro destino, ma l’Arezzo. Non esistono scorciatoie emotive né alibi narrativi. Esiste un solo avversario, ed è la squadra toscana.

Per questo vanno lasciati fuori i campanilismi, le rivalità di contorno, le prese di posizione di pancia che non spostano di un millimetro l’esito finale. Sono solo rumore di sottofondo.

Serve altro. Serve quel ruggito che non si disperde nelle polemiche ma si concentra sull’obiettivo. All’orizzonte c’è un solo punto fermo: la vittoria finale. Tutto il resto è distrazione.

C’è da stare svegli. Solo di giorno si vive la realtà di quel che sogno che fu ad inizio anno. Sembrava essersi perso all’alba, invece è qui a diventare realtà alla luce del sole.

Lo senti quel ruggito? Scuoti chi ti sta accanto. È ora di vivere.

Ps- Siate romantici e non artificiali. Siate evoluti e non limitati. Siate vincenti. Ruggite alla vita e alle sue opportunità.

Il testo è ispirato dalla canzone “Cum on feel the noize” (versione dei Quiet Riot).

Romanticismo Bianconero

Sezione: Editoriale / Data: Ven 03 aprile 2026 alle 13:35
Autore: Massimo Virgili
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