Dopo un’attesa lunga 39 anni, il derby marchigiano tra Ascoli e Sambenedettese – il famoso derby del Piceno – torna finalmente a disputarsi. Per il territorio è un evento quasi mitologico, che molti tifosi più giovani non avevano mai potuto vivere di persona. L’ultima sfida risaliva infatti al 1986 e, da allora, generazioni intere hanno ascoltato solo i racconti di quelle battaglie calcistiche. Ora, quasi quattro decenni dopo, la storia si ripete: Ascoli-Samb non è una semplice partita, è la riscoperta di un’identità condivisa, una rivalità antica che torna a battere forte nei cuori di due città vicinissime ma divise da un campanilismo centenario.
Sin dal primo annuncio del calendario di Serie C che metteva di fronte le due squadre, l’attesa è salita alle stelle. In città si respirava aria di appuntamento con la storia: “il derby sta tornando” – parole sussurrate con emozione nei bar, nelle famiglie, ovunque. Molti tifosi di Ascoli hanno preparato sciarpe e bandiere custodite da anni, mentre i più anziani hanno rispolverato i ricordi di gioventù, pronti a condividerli con i più giovani. Domenica 26 ottobre 2025 sarà ricordata a lungo: il derby è tornato, e con esso un pezzo di anima sportiva del Piceno.
La città si ferma: passione bianconera in ogni angolo
Ascoli Piceno, nota come la Città dalle cento torri, per un giorno ha smesso di parlare d’altro: tutti uniti sotto i colori bianconeri dell’Ascoli. Fin dal mattino, la città si è vestita a festa. Le strade intorno allo stadio Del Duca sono state addobbate con striscioni, bandiere appese ai balconi e cori spontanei ad ogni angolo. Negozi chiusi, traffico deviato: è derby day, e nulla è più importante.
Allo stadio l’atmosfera era elettrica già ore prima del fischio d’inizio. Già alle 13:30, un’ora prima della partita, la Curva Sud del Del Duca era praticamente gremita. Dalla curva si è levata una sciarpata imponente: migliaia di sciarpe bianconere alzate al cielo in uno spettacolo da brividi. Intanto i cori riecheggiavano dentro e fuori dall’impianto: intere famiglie, bambini sulle spalle dei papà, anziani con la sciarpa al collo come ai vecchi tempi – tutti uniti a cantare l’inno dell’Ascoli e a intonare cori che hanno fatto tremare le antiche mura della città.
Il gol di Milanese: l’urlo di un popolo
La partita, intensa e combattuta, ha avuto il suo momento chiave al 40° minuto del primo tempo. Il tempo sembrava rallentare quando la palla è filtrata in area rossoblù: sul pallone si è avventato Tommaso Milanese, giovane centrocampista dell’Ascoli. Con freddezza e classe, Milanese ha scavalcato il portiere avversario con un morbido tocco sotto: la sfera ha oltrepassato l’estremo difensore ed è rotolata in rete. Gol! In un attimo, 39 anni di attesa sono esplosi in un unico, gigantesco urlo di gioia. Il Del Duca è letteralmente esploso.
Sugli spalti è stato il delirio. Gente che urlava e si abbracciava, estranei uniti in un’unica famiglia sportiva. Molti avevano le lacrime agli occhi. L’onda emotiva partita dalla curva ha attraversato tutta la città: da Piazza del Popolo si udiva un mormorio crescente, e allo scoccare del gol in tanti hanno lanciato in aria il primo grido liberatorio. Sembrava di essere in finale Mondiale: per Ascoli, questo derby valeva quanto un campionato intero.
Una festa storica: tifosi in delirio e mister portato in trionfo
Allo scadere dei 90 minuti, quando l’arbitro ha fischiato tre volte sancendo la vittoria dell’Ascoli per 1-0, è ufficialmente cominciata la festa. In campo i giocatori bianconeri sono caduti in ginocchio o corsi ad abbracciarsi. Sugli spalti, intanto, è esploso un tripudio bianconero: bandiere ovunque, cori di vittoria e un’onda umana di gioia incontenibile. I calciatori dell’Ascoli sono andati subito sotto la Curva Sud, per condividere quel momento con la loro gente. E in un gesto simbolico, hanno voluto rendere omaggio a chi li guida: mister Francesco Tomei, è stato sollevato di peso dai suoi ragazzi e portato in trionfo sotto la curva.
In città, la festa è dilagata ben oltre lo stadio. Appena terminato il match, un lungo corteo di auto ha iniziato a percorrere le vie di Ascoli strombazzando senza sosta. La gente è scesa in strada nelle piazze principali: canti, balli improvvisati e cori da stadio risuonavano sotto le antiche torri. Fuochi d’artificio sono stati lanciati nei quartieri, come per Capodanno, illuminando il cielo autunnale.
Oltre la rivalità: orgoglio di un popolo e trionfo di sport
Quella vissuta ad Ascoli non è stata solo la vittoria di una partita di calcio, ma qualcosa di molto più profondo. È stato un ritrovarsi come comunità, un riaffermare l’orgoglio di appartenenza a una città e a una storia sportiva. In 90 minuti sono sfilati ricordi di decenni, vecchie rivalità e nuovi sogni.
Significativo anche il clima di sportività con cui si è svolta la giornata. Le autorità avevano predisposto misure eccezionali. Ma alla fine ha parlato solo il campo e la passione sana della gente: nessun incidente, nessuna macchia sulla festa. Le due tifoserie, pur separate allo stadio, hanno dimostrato maturità e amore per i propri colori senza sfociare nell’odio.
Ascoli ha continuato a cantare e sognare ad occhi aperti. Le campane hanno suonato più forte, i cori nelle vie sono andati avanti fino a notte fonda. Ognuno voleva tenersi stretto ogni istante di questa notte magica. Sono momenti così che alimentano la leggenda di un derby.
Nei giorni successivi, l’eco dell’impresa bianconera ha risuonato in tutta Italia: giornali, TV e social hanno celebrato l’evento, sottolineando come una sfida di Serie C abbia saputo richiamare un tale entusiasmo popolare. In pochi altri luoghi un derby di terza serie avrebbe avuto questa risonanza, ma Ascoli-Samb non è un derby qualsiasi – è il derby del cuore per migliaia di persone. E adesso, 39 anni dopo l’ultima volta, quel cuore è tornato a battere forte.
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