Chiamala se vuoi araba fenice, o chiamalo semplicemente il Picchio di Fuoco. L’uccello sacro dei Piceni dopo aver vissuto più di 120 anni di storia, sembrava sentire l’odore della sua morte, mai così vicino a costruire l’ultimo nido in quel che resta del Del Duca. Quel nido che un raggio di Sole nel buio di questo nuovo anno, ha incendiato, bruciando il Picchio e facendolo risorgere dalle proprie ceneri. Quando si è vicini alla morte, serve nuova vita. Inferno e Paradiso. Morte e Resurrezione. C’è ancora vita. Vita nuova. Nuovo volo.

Ma non si può dimenticare ciò che il Picchio ha vissuto prima di rasentare la più oltraggiosa delle morti. Ben 85 minuti di nulla condito da indecenza calcistica, tattica e mentale. Passaggi sbagliati ad ogni distanza, calcolata in centimetri o in metri. Sembrava che il telecronista chiedesse scusa ai telespettatori per tale scempio trasmesso. Se inviti a casa a giocare a playstation il più antitecnologico degli amici, stai pur certo che di passaggi ne sbaglia meno.

Colpa del Capodanno in stile Osimhen? No, da sballati o infettati si gioca meglio. Calo di concentrazione? Anche per sbaglio un passaggio lo azzecchi. Stipendi non pagati? Giocatori che sanno già di esser fatti fuori? No, non sarebbero scesi neanche in campo. Reggina troppo forte? Tutt’al più ben organizzata, perché se i calabri sono forti, allora Empoli e Monza possono disputare la Champions. Chissà, l’ennesimo enigma da risolvere. Perché sbagliare si può, ma sbagliare tutto no. Fare schifo si può, toccare il fondo si può. Esser indecenti no.

Per fortuna che il Picchio è così. Ha quel qualcosa dentro, di magico, di antico, di divino e di mitologico che non può spiegarsi alla mente e alla razionalità umana. Un Cangiano che dal nulla scivola nella difesa reggina come una serpe d’Egitto, un Kragl schienato, abbandonato e perso, che accende il botto di Capodanno allo scadere. Il portiere calabro si aggiunge ai feriti da giochi pirotecnici. E i tifosi dell’Ascoli si godono lo spettacolo con qualche giorno di ritardo.

85 minuti giocati come il 2020. Meno di dieci giocati con quel tocco di speranza sulle ali di un futuro che deve continuare a tramandare e continuare la storia.

E il Picchio prende fuoco, all’improvviso. È un lieto fine? No, è un lieto inizio.

La vita è incredibile, proprio nel momento in cui era davvero non credibile.

Siamo folli, la vita è una e l’Ascoli pure. E speriamo pure il 2020.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 04 gennaio 2021 alle 19:30
Autore: Massimo Virgili
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